Gravina, il dramma di Ciccio e Tore

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Per questore non è stato un incidente

In tempo reale la frenetica giornata a Gravina in Puglia dopo il ritrovamento dei corpi di Ciccio e Tore, i fratellini Pappalardi scomparsi nel giugno del 2006.

17.45 –  Francesco e Salvatore Pappalardi non sarebbero morti subito dopo la caduta e a seguito di qualsiasi trauma subito: è probabile che siano deceduti a causa del freddo e per fame. Lo dicono fonti vicino agli inquirenti: “A prescindere dal fatto che i due ragazzini siano caduti o siano stati scaraventati da qualcuno nella cisterna”.

17.30 – Rannicchiati in posizione fetale, Ciccio con le mani tra gambe, Tore con il pollice in bocca, lontani diversi metri uno dall’altro, senza scarpe, con i pantaloni leggermente abbassati, un giubbotto sfilato. E’ la fotografia scattata dai tecnici dell’ERT nel pozzo dell’orrore che hanno scannerizzato a 360 gradi l’intero ambiente perché sia possibile esaminare ogni dettaglio e cercare di ricostruire cosa è successo ai due fratellini di Gravina scomparsi 20 mesi fa. Sarà l’autopsia a stabilire ora e cause della morte, ma sembra certo che Ciccio e Tore erano vivi quando sono finiti nel pozzo.

17.26 – “Ma perché non hanno mai cercato in quel pozzo i miei bambini?”. Filippo Pappalardi, il padre di Francesco e Salvatore, nel carcere di Velletri dove è recluso si rammarica del fatto che Ciccio e Tore siano stati ritrovati “così tardi”. Ma non versa una lacrima. Nella cella continua a ripetere: “Se c’è un Dio, scopriranno la verità”.

16.14 – “Da una prima ispezione è emerso che la condizione attuale dei corpi è una quasi mummificazione”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bari, Emilio Marzano. “Naturalmente – ha aggiunto – dobbiamo stabilire sia la causa che l’epoca della morte come dati fondamentali. Da quello che abbiamo visto finora non sarebbe possibile dare una risposta seria”.

15.20 – “Abbiamo la sensazione, benché debba essere confortata con i dati tecnici, che abbiano subito un’orribile morte”. Lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Marzano, uscendo dal luogo in cui sono stati trovati i corpi senza vita di Francesco e Salvatore Pappalardi.15.15 – Un lungo applauso dai balconi di Via della Consolazione ha salutato le due bare all’uscita dal cortile del vecchio complesso di stabili dove sono stati rinvenuti i corpi mummificati di Francesco e Salvatore Pappalardi scomparsi venti mesi fa. Da tutti i balconi della piccola via nel centro di Gravina i residenti non hanno retto alla commozione e alle lacrime, è seguito uno scrosciante applauso.14.33 – “Per quanto riguarda i due corpicini, dobbiamo confermare ragionevolmente che si tratta di Ciccio e Tore”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Marzano, uscendo dalla casa padronale abbandonata in cui sono stati trovati i due cadaveri.14.10 – Fiippo Pappalardi, padre di Francesco e Salvatore, ha saputo dalla tv, che guardava in cella, del ritrovamento dei corpi dei due bambini nella cisterna di una casa padronale a Gravina in Puglia. L’uomo, arrestato nel novembre scorso con l’accusa di duplice omicidio e occultamento di cadavere, è detenuto nella casa circondariale di Velletri, in provincia di Roma. Appresa la notizia dal tg, Pappalardi – secondo quanto riferiscono alcune fonti – non avrebbe avuto particolari reazioni. Il padre di Ciccio e Tore è in cella con altri tre detenuti nella cosiddetta sezione ‘protetti’ del carcere di Velletri, dove generalmente viene recluso chi è accusato di delitti particolarmente efferati. I ‘protetti’ fanno vita separata dagli altri detenuti: la socialità non è in comune, il transito nei passeggi è separato e anche i colloqui avvengono in orari diversi.

14.00 – In via Giovanni Consolazione sono appena arrivati i due carri funebri che serviranno per trasportare presso l’istituto di medicina legale di Bari i corpi dei due fratellini, Francesco e Salvatore Pappalardi.

13.38 – Secondo alcuni investigatori si delinea uno scenario da uncubo: pare che i due fratellini possano aver avuto una morte lenta, una morte atroce, peggiore di quella che sarebbe toccata loro se fossero morti a causa della caduta nel pozzo. Da alcuni dati emergerebbe infatti che, per qualche tempo, i bambini possano essere rimasti vivi nella cisterna. I corpi non sono in corrispondenza dell’imboccatura del pozzo, che è larga poco meno di un metro per un metro. Non sono quindi rimasti fermi dopo essere precipitati giù – gettati o caduti – per i 22 metri del cunicolo che dal terrazzo porta alla cisterna sotto l’edificio. I corpi infatti sono entrambi da un lato, a una distanza l’uno dall’altro di una quindicina di metri.

13.09 – I corpi di Ciccio e Tore Pappalardi con molta probabilità verranno portati in superficie nel pomeriggio e saranno trasportati presso l’istituto di medicina legale di Bari, dove verrà eseguita l’autopsia.

11.45 – Per il recupero dei corpi nella cisterna probabilmente occorreranno ancora ore. Lo ha detto il questore di Bari, Vincenzo Maria Speranza, parlando con i giornalisti.

11.31 – “L’impianto accusatorio al momento rimane in piedi. Non è una questione di principio perché finora parliamo di indizi molto gravi”. Lo ha dichiarato il questore di Bari, Vincenzo Speranza, aggiungendo tuttavia, tra varie altre considerazioni, e facendo un passo indietro a quanto appena dichiarato: “Non mi sentirei di escludere la caduta accidentale”.

11.10 – ”La città di Gravina provvederà alla sepoltura di quei due poveri bambini”, ha annunciato il sindaco Rino Vendola.

10.45 – Il medico legale Francesco Introna ha concluso un primo esame sui corpi dei due ragazzini che giacciono nella cisterna della casa padronale. Al termine Introna è uscito dalla casa ma non ha rilasciato dichiarazioni.

09.59 – Il questore di Bari, Vincenzo Speranza, ha scartato l’ipotesi dell’incidente: “Escludo categoricamente una caduta accidentale dei due bambini”.08.54 – Nella cisterna della casa padronale abbandonata sono in corso rilievi della polizia scientifica e un primo sopralluogo del medico legale, Francesco Introna, dell’istituto di medicina legale dell’Università di Bari. Il medico scenderà nella cisterna attraverso il varco aperto dai vigili del fuoco. L’apertura consente di calarsi con una scaletta dal piano strada per un paio di metri e poi, camminando in discesa per qualche altro metro, di giungere nel punto nel quale sono i corpi.08.00 – ”Non mi muovo di qua, ho diritto almeno di vederli da morti visto che me li hanno strappati in vita”,a aggiunto la mamma dei due fratellini scomparsi. La donna ha trascorso a Gravina tutta la notte: ”Non c’è più neanche la mia vita”. Poi ricorda che dopo la morte dei figli aveva fatto un sogno nel quale aveva visto i suoi figli precipitare in un baratro.07.31 – E’ giunta qualche minuto fa, dinanzi alla casa di Gravina in Puglia in cui sono stati trovati due corpi, la mamma di Ciccio e Tore Pappalardi, Rosa Carlucci. ”Dall’inizio ho temuto che fossero in un pozzo”, ha detto.

06.37 – Il varco aperto è delle dimensioni di un metro per un metro e mezzo e consente di scendere, dopo aver percorso pochi metri al di sotto del piano stradale, sul fondo della cisterna vuota dove, a poca distanza l’uno dall’altro, ci sono i due corpi.

06.15 – I vigili del fuoco, dopo aver lavorato per tutta la notte, hanno aperto un varco dal piano stradale alla cisterna della casa abbandonata di Gravina in Puglia dove ci sono due cadaveri, i resti umani che apparterrebbero a Ciccio e Tore Pappalardi.

Mie riflessioni

C’è poco da dire finchè non si saprà la verità!

La descrizione che hanno fatto del ritrovamento dei corpi e raccapricciante e straziante.

Come donna e mamma, provo un dolore infinito per la terribile sorte che è toccata a quei poveri e sfortunati bambini!

Se non si tratta di una tragica fatalità, il modo in cui questi bambini sono morti e hanno sofferto, genera un istintivo senso di disprezzo e rabbia verso il responsabile!  Meriterebbe la stessa sorte che ha inflitto a Ciccio e Tore, ma il sentimento di vendetta non deve appartenere alle persone civili e cristiane!  Dire che chi ha commesso questo crimine è un animale sarebbe come togliergli parte della colpa e della responsabilità che ha! 

Anna Ciriani

“La società e i medici rispettino la vita umana, sempre”.

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“Medici rispettino la vita umana”

Papa condanna aborto ed eutanasia

E’ la dura presa di posizione di Benedetto XVI, con cui esprime una nuova condanna totale dell’aborto e dell’eutanasia: “La società intera e in particolare i settori legati alla scienza medica – ha detto alla Pontificia Accademia per la Vita – sono tenuti ad esprimere la solidarietà dell’amore, la salvaguardia e il rispetto della vita umana in ogni momento del suo sviluppo terreno”.
Benedetto XVI ribadisce “ancora una volta la ferma e costante condanna etica di ogni forma di eutanasia diretta, secondo il plurisecolare insegnamento della Chiesa”. E’ uno dei passaggi forti del discorso del Pontefice al Congresso promosso in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Vita sul tema “Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi”.In tema di fase terminale della vita, “per quanto riguarda le terapie significativamente rischiose o che fossero prudentamente da giudicare straordinarie, il ricorso ad esse sarà da considerare moralemente lecito ma facoltativo”.

“Rispettare la vita umana”
“Un più grande rispetto della vita umana individuale – prosegue Benedetto XVI – passa inevitabilmente attraverso la solidarietà concreta di tutti e di ciascuno, costituendo una delle sfide più urgenti del nostro tempo. In realtà – sottolinea il Papa – tutta la società mediante le sue istituzioni sanitarie e civili è chiamata a rispettare la vita e la dignità del malato grave e del morente”.

Il pericolo di un mondo secolarizzato
Il Papa individua poi nel “mondo secolarizzato di oggi” un grave pericolo e una “urgente sfida” e trova nel lavoro della Pontificia Accademia un luogo che cerca di “dare risposte ai tanti problemi posti ogni giorno dall’incessante progresso delle scienze mediche, la cui attività risultano sempre più sostenute da strumenti tecnologici di elevato livello”.

Aiuti economici ai parenti dei malati
Il Papa lancia anche un appello affinché vi sia un aiuto economico da parte dello Stato per le famiglie dei malati gravi. “Le normative statali sostengano i parenti dei malati terminali e in particolare invoca, al pari di quando nasce un bambino, congedi dal lavoro per i familiari più stretti di una persona in condizioni gravi o morente”, chiede Benedetto XVI.

Non sono una “Pornoprof”!

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Voglio chiarire che non sono una pornoprof!

Non ho mai avuto a che fare con il mondo del porno, non sono una pornostar, non ho mai fatto l’attrice hard, non ho mai avuto siti web a pagamento o fatto secondi lavori nel settore della pornografia.

L’etichetta di “pornoprof” mi è stata arbitrariamente affibbiata, a titolo speculativo, da quella cattiva stampa che è solita ricorrere al mezzo di sollevare le pruderie e le morbosità del pubblico, per aumentare le vendite dei giornali.

Fortunatamente, vi sono anche giornalisti che sono dei veri professionisti, che hanno capito la mia storia, il vero senso della mia protesta e della mia rivendicazione di libertà!

Nel mio lavoro sono sempre stata estremamente professionale e preparata! I miei comportamenti a scuola sono sempre stati impecabbili con il personale docente, non docente e con gli alunni!

La mia sospensione è avvenuta per il video che mi ha ripreso a Berlino, che non ho pubblicato io in rete, fuori dalle mie ore di lavoro, nella mia vita privata dove pensavo di potermi divertire lecitamente come meglio credevo e come fanno tutti!

Mi batterò contro le ingiustizie e contro le discriminazioni che danneggiano le libertà della persona!

Scrivete tutti e raccontate in questo blog le ingiustizie che avete subito o visto e lotteremo insieme!

Prof.ssa Anna Ciriani

E’ una vergogna che chi è condannato per pedopornografia torni in classe!

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‘E’ una vergogna che chi è condannato
per pedopornografia torni in classe’

Anna Ciriani, diventata famosa come la ‘pornoprof’ di Pordenone, non ci sta: “Io, che non sono stata mai nemmeno indagata e ho sempre tenuto comportamenti irreprensibili in aula, sono a casa da tre mesi in sospensione cautelare” Commenta

Pordenone, 23 febbraio 2008 – Anche la ‘pornoprof’ di Pordenone interviene sulla vicenda dell’insegnante di Aosta, condannato per reati di pedofilia, e riammesso a scuola. ”E’ una vergogna” commenta Anna Ciriani.

”Chi e’ condannato per pedofilia, usando perfino i computer della scuola – ha detto Ciriani – torna in classe e io, che non sono stata mai nemmeno indagata e ho sempre tenuto comportamenti irreprensibili in aula, sono a casa da tre mesi in sospensione cautelare e non so ancora quale sanzione mi sara’ comminata”.
”Come possono esserci simili disparita’ – ha aggiunto Ciriani – il Giudice del Lavoro di Pordenone, per comportamenti leciti, seppur trasgressivi, tenuti nella mia vita privata, ha rigettato il ricorso di una persona come me, ricca di valori, sensibile e professionalmente irreprensibile, mentre il suo collega valdostano ha deciso di far rientrare in classe un uomo accusato di un simile terribile reato”.

Ciriani ha ricordato il caso di Giovanni Scattone, tornato a insegnare all’Universita’, e quello della professoressa di Lecce, ”che – ha detto – ha avuto solo due mesi di sospensione. Ora il pedofilo che, nonostante una condanna, torna nella stessa scuola dove usava i pc per le sue porcherie, mentre io attendo e non mollo nella battaglia di civilta’ che ho intrapreso. Di fronte a simili episodi, pero’ – ha concluso – lo scoramento e’ troppo grande: questa volta si e’ toccato davvero il fondo”.

Fonte Quotidiano.net del 23 febbraio 2008

Pedofilia, il docente condannato oggi in classe

Pedofilia, il docente condannato oggi in classe
La pornoprof: è una vergogna, io invece sto a casa

PORDENONE (23 febbraio) – «È una vergogna»: la pornoprof di Pordenone sale in cattedra e accusa la decisione del giudice di Aosta di riammetere a scuola il docente accusato di pedopornografia su internet. «Chi è condannato per pedofilia, usando perfino i computer della scuola – ha detto Anna Ciriani – torna in classe e io, che non sono stata mai nemmeno indagata e ho sempre tenuto comportamenti irreprensibili in aula, sono a casa da tre mesi in sospensione cautelare e non so ancora quale sanzione mi sarà comminata». «Come possono esserci simili disparità – ha aggiunto la professoressa – il Giudice del Lavoro di Pordenone, per comportamenti leciti, seppur trasgressivi, tenuti nella mia vita privata, ha rigettato il ricorso di una persona come me, ricca di valori, sensibile e professionalmente irreprensibile, mentre il suo collega valdostano ha deciso di far rientrare in classe un uomo accusato di un simile terribile reato».

Il professore incriminato in classe Si è presentato questa mattina regolarmente nella scuola media della bassa Valle d’Aosta e ha tenuto un’ora di lezione a una classe terza. Un giorno di lavoro come tanti oggi, il secondo dopo il suo reintegro, per l’insegnante valdostano di musica, M.F., 45 anni, condannato in primo grado per diffusione, divulgazione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico. Gli alunni del docente erano tutti presenti, così come i colleghi in servizio oggi. Ancora oggi la responsabile dell’istituto ha avuto numerosi colloqui con genitori e ragazzi: «Sto spiegando con la massima chiarezza le ragioni della situazione».

Il caso al Csm Potrebbe finire all’attenzione del Csm il caso del professore. «Solleciterò tutte le iniziative opportune- annuncia il consigliere del Csm Fabio Roia, componente della Prima Commissione del Csm, che si occupa dei trasferimenti d’ufficio per incompatibilità dei magistrati- Il Csm ha il dovere di vederci chiaro, per la credibilità della funzione giudiziaria, soprattutto in una fase delicata come questa». Obiettivo dell’intervento di Palazzo dei marescialli, secondo Roia, dovrebbe essere non un controllo sul merito del provvedimento, che il Csm non può fare, ma una verifica sulle «regole procedimentali seguite».

Regione valuta il distacco In seguito alla sentenza la Regione ha dovuto dar corso al reintegro in servizio del docente, «nonostante la nostra volontà – ribadisce l’assessore Laurent Vierin – di aspettare la conclusione giudiziaria della vicenda». Un eventuale trasferimento del professore può però avvenire esclusivamente con il suo consenso e nel caso specifico, come precisa il presidente della Regione, Luciano Caveri, «non si tratta di mobilità ma di un distacco». Caveri ricorda, infatti, che nel 1975 quando il personale docente fu trasferito alla Regione lo
stesso ha mantenuto lo status giuridico dei dipendenti dello Stato ed è a quelle regole che la Regione deve attenersi. Nei prossimi giorni il professore potrebbe già ricevere la proposta di distacco presso un dipartimento dell’Amministrazione regionale.

Fonte: “Il Messaggero” del 23 febbraio 2008